18 giugno 2007

Il Cavaliere di Galleno


Gli esseri della selva: alberi, biancospini, edere e gramigne avanzavano inesorabili, divorando, espandendosi, fermandosi solo per osservare come giganti l’opera dell’umano intelletto: un serpente sinuoso che porta sulla schiena miriadi di menti, pensieri ed emozioni, lavoro e fatica. Mutevole nella sua immutabilità la strada, abbandonata e invecchiata, cede alla pressione del giovane bosco che con le sue scheletriche radici sollevava le pietre trasformandole in denti aguzzi pronti a cibarsi dei calzari dei poveri pellegrini…

“Sono giorni che camminiamo nella boscaglia al margine della strada” sentenziò Fagolio ripresosi dai suoi filosofici pensieri.
“Sai che preferisco questa verde solitudine alla compagnia dei viandanti” rispose secco Icaro.
“Preferirei scambiare qualche chiacchiera anche con altri esseri umani: Icaro stai uccidendo la mia anima di bardo!”
“Non sia mai che mi macchi di tale delitto! Non stai bene nel bosco? Senti com’è soffice il terreno, ricoperto di foglie, e com’è fresca l’aria qui dove il sole arriva senza la sua prepotenza.”
“Si ma la strada è bella, piena di gente, spaziosa e ampia cosa che non si può dire di questo posto” fece notare Fagolio spostandosi velocemente dalla traiettoria di un ramo lasciato da Icaro. “Si ma anche scomoda dolorosa per i piedi e stancante. Sai bene Fagolio, che dopo la caduta dell’Impero ben poche strade si sono mantenute: troppe guerre, troppi signori e troppi affari per mantenerle come allora.”
“Eppure so di una strada perfetta, una strada così ben tenuta che par di camminar sul marmo.”
“Ed io so bene quanto tu ami mentire e raccontare storie!”
“Che possa perder la voce se non è come dico, l’ho sentito dire da un mercante ad Altopascio: all’altezza del borgo di Galleno c’è un tratto della via detta francigena che par esser stata benedetta, difatti non vi è calzar di pellegrini che li difetta!” recitò Fagolio abbassando il tono della voce.
“Essia Fagolio voglio accontentarti: visto che per molto abbiamo viaggiato nel bosco faremo questa variazione ma ricorda che sarà sol per un breve tratto.”

Per tutta l’ultima ora nel bosco Fagolio, emozionato dalla prospettiva di quella nuova avventura, si mise in testa al piccolo gruppo e, nonostante le gambe corte correva agile fra i rami e le sterpaglie.
Quando giunsero alla strada parve che il mondo fosse cambiato: una luce forte li strappò subito alla penombra alla quale erano abituati mentre la strada che osservavano era completamente diversa da quelle poche viste fino a quel momento: le pietre, bene regolari lisce e di color grigio chiaro, erano tutte allineate. Passandovi una mano era impossibile sentire il piccolo dislivello che normalmente si creava tra una pietra e l’atra poiché gli interstizi erano stati riempiti con quel tanto di malta necessaria a pareggiarle.
“Senti Icaro, senti com’è perfetta”
L’uomo si chinò lasciando scivolare la mano guantata sulla superficie della strada.
“Incredibile” sussurrò “non avrei mai creduto che ancora oggi si potesse osservare una vera strada romana. Guarda Fagolio, non vi sono erbacce ne radici, e lì il bosco è ben allineato al filo della massicciata come un soldato fermo al passaggio del suo signore.”
“Dite bene buon pellegrino anche se è di un soldato malandrino che state parlando”
Fagolio e Icaro alzarono la testa: non si erano minimamente accorti dell’uomo che li osservava seduto al margine della strada. “Sapeste le lotte che devo combatter contro di lui perché non spodesti il suo signore!” continuò l’uomo alzandosi ed elargendo un grande sorriso. “La mia scortesia non ha eguali: il mio nome è Leopoldo Cavalier dei Cadolingi custode di questa via per loro comando.”
Fagolio era felicissimo, aveva gli occhi lucidi dalla gioia di poter conversare con altri che non fossero il cupo Icaro e quel Leopoldo pareva un uomo con tantissime cose da raccontare.
“Il mio nome è Fagolio menestrello Pisano mentre l’uomo al mio fianco si fa chiamare Icaro.”
“Siate i benvenuti pellegrini nel borgo di Galleno che qui ha inizio.”
“Siete forse uno di quei cavalieri di cui tanto si sente parlare? Quelli che provengo dall’ospitale di S.Jacopo?” chiese Fagolio
“O no mio piccolo Signore quelli vesto ambiti monastici e sulla spalla portano il simbolo bianco della croce taumata (1). Indietro dovrete tornare per ammirare il loro il loro simbolo e gustare il loro Calderone (2). Il nostro compito è simile, anche se loro si inoltrano maggiormente nelle Cerbaie, e quindi se mi permettete vi accompagnerò fin dove il borgo finisce.”
“Non vorremmo esserle di disturbo” disse subito Icaro che sentiva un crescente disagio.
Stare sulla strada alla vista della gente lo agitava inoltre quell’uomo, Leopoldo, non aveva avuto il minimo accenno di sospetto o paura nel vederlo, e questo era alquanto strano.
“Nessun disturbo, cammino lungo questa via tutto il giorno, accompagnando i pellegrini e curando la strada: difendendo entrambi dalle insidie che il bosco cela.”
“Un nobile compito il vostro.”
“Il più nobile se posso permettermi mastro Fagolio.”
“Ma non è forse più nobile e valoroso per un cavaliere cimentarsi nell’arte delle armi e conquistare e difendere il feudo piuttosto che vagare in compagnia dei pellegrini?” chiese Icaro a Leopoldo
“Amico mio le vostre parole sono veritiere ma questo mondo è fatto di sottigliezze. Prendiamo ad esempio la mia persona. Da quello che avete appena detto, non seguendo la vita della battaglia, sarei solo un cavaliere di nome e non di fatto ed in effetti d’arme posseggo solo questa corta spada al mio fianco e questo falcetto con cui estirpo le erbacce, ed entrambe non son use alla guerra.
Parliamo ora invece della strada che stiamo percorrendo: è comoda e ben tenuta. Da qui passano tutti i mercanti che fan sosta tra Altopascio, Fucecchio e Castelfranco con il cibo necessario alla popolazione. Inoltre i peleggrini che chiedono ospitalità a Galleno sono innumerevoli e non ve n’è uno che parta col broncio, semmai con un po’ di tristezza al pensiero di ciò che va lasciando.
Tutto questo perché vi è una via che funziona; se la strada fosse dissestata e rotta i carri faticherebbero a raggiungere i paesi e il cibo diverrebbe scarso. Un popolo affamato sarebbe scontento e si rivolterebbe contro i propri signori. Pensate quanto facile sarebbe la vita dei briganti se il bosco invadesse la strada e se nessun cavaliere vi facesse sosta. Quanto sangue si spargerebbe allora? Quali uomini di mondo voi siete sapete anche che il sangue chiama il sangue e allora questa non sarebbe più una terra benedetta dai pellegrini e dai mercanti ma diverrebbe maledetta dagli eserciti: ben poco serve in questi tempi di lotta perché un feudatario ne aggredisca un altro specie se il malcontento dilaga.”
Fagolio lanciò uno sguardo a Icaro che aveva gli occhi fissi sul cavaliere.
“Vedete” continuò Leopoldo chinandosi per strappare dalla via una piccola radice “questi sono i miei saraceni e questa è la terra che devo difendere. Mantenere questo equilibrio è un compito oneroso e difficilissimo ma pieno di soddisfazioni.”
“Abbiamo fatto proprio bene a lasciare il sottobosco e tu che non volevi venire!
Ci saremmo persi queste belle parole!” esclamò Fagolio rivolgendosi a Icaro.
“Camminavate nel bosco?” domandò Leopoldo
“Si. Icaro ama la vita selvaggia oppure teme la gente… adesso mi sfugge sinceramente!”
Icaro aveva notato lo sguardo bieco di Fagolio e prima che dicesse altro lo interruppe.
“Veramente sono in cerca di risposte e penso che la solitudine della selva possa portarmele.”
“Capisco” disse Leopoldo ”ma forse il vostro approccio alla ricerca è errato, datemi retta, se sono le risposte che cercate non lasciate mai la strada. Oggi avete avuto la sventura di incontrare me che ben poco posso dirvi e che non ho pretesa alcuna di sbrogliare i vostri dubbi ma, forse domani incontrerete un grand’uomo o tanti piccoli che con le loro idee e le loro parole saranno in grado di aiutarvi. Non rintanatevi nell’ombra della selva” affermò Leopoldo appoggiando il palmo della mano sul petto di Icaro che subito fece un passo indietro “ma rimanete sulla via della luce.”

In compagnia di Leopoldo quelle poche miglia passarono velocemente. Quando il cavaliere li abbandonò, al confine del borgo, entrambi ebbero la sensazione che tutto si fosse fatto più scuro, meno vivo e Icaro si domandò, in cuor suo, se tutta la bellezza che aveva riempito il suo animo non fosse da attribuire alla presenza di quell’uomo.
“Fagolio?”
“Dimmi”
“Lasciamo la strada...”
Fagolio, sconsolato,abbassò immediatamente lo sguardo.
“…devo congedarmi dal mio mondo. Ho deciso di continuare il nostro peregrinare sulla strada.”
Fagolio saltò dalla gioia e senza perder tempo intonò un dolce canto che parlava di una strada eterna e di un cavaliere fatato suo custode.

S.C.


Note Autore:
1 - I Cavalieri del TAU compiono le loro prime imprese fregiandosi del simbolo del TAU alla fine del XI secolo. Sono Frati dell’ordine di S. Jacopo che si occupano dell’ospitale di Altopascio: diventano un vero ordine cavalleresco solo nel 1239 e si pensa essere il primo ordine religioso-cavalleresco della storia.
2 – Il Calderone era la mensa comune dell’ospitale alla quale sia ricchi che poveri, in egual modo, ricevevano un pasto caldo e sostanzioso.
* Immagine del tratto di Via Francigena che passa per Galleno.

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